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aggiornato al 01 febbraio 2010

 

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Errata corrige:

I giorni scorsi è stato pubblicato l'articolo "Un nuovo segno nella narrazione pedagogica" (Pedagogia come recupero dell'immagine neonatale) di Giovanna Bruco, omettendone (per errore tecnico) le note bibliografiche. Ci scusiamo per l'errore e al più presto metteremo in linea l'articolo completo.
 

Questa settimana da:

Ricerche di Pedagogia e Didattica (2009), 4, 2 – Didattica e Nuove Tecnologie
La pubblicità di giocattoli. Una riflessione sopra i suoi disvalori
e sul suo contributo alla disuguaglianza di genere.
di Carmen Pereira Domínguez
Facultad de Ciencias de la Educación - Universidad de Vigo

Abstract
Il giocattolo è sempre esistito. Affermare che non ha età presuppone un rimpianto
sentimentale tipico dell’adulto che nega l’inevitabile scomparsa progressiva del
bambino che rimane dentro di noi. Perciò è opportuno costatare come la nostra
età, anno dopo anno, perda l’essenza fondamentale che ci fornisce un oggetto, per
quanto possa essere semplice, pensato come uno dei principali elementi plasmatori
della nostra personalità. L’essenza di cui si parla è l’immaginazione. Dietro di essa
nasce la fantasia, il divertimento e, forse, la felicità effimera. Finora, il giocattolo ha
percorso un lungo cammino. Nelle sue varie forme è stato presente fin dall'inizio,
anche passando di mano in mano, di generazione in generazione. Figure di pietra,
forme artigianali che nascono dal legno più grossolano, stracci sgangherati che si
uniscono per trasformarsi in un oggetto non perfettamente sferico, o linee tracciate
su una superficie che diventano il facile e attraente divertimento che oggi conosciamo
come un gioco da tavolo. Nel giocattolo si radica l'essenza della sensibilità,
almeno in una parte importante che rende una persona creativa attraverso l'aspetto
ludico che favorisce la socialità in continuo sviluppo della persona. In proposito, è
necessario riesaminare alcune questioni. In questo documento si intendono analizzare
i principali cataloghi pubblicitari di giocattoli degli anni 2006 e 2007, in particolare
quelli relativi alla campagna pubblicitaria natalizia. Si prenderanno in considerazione
i diversi tipi di giocattoli e i loro potenziali destinatari, l’immagine, il messaggio,
gli slogan, i colori e i prezzi. Si concluderà individuando gli stereotipi, i
ruoli e la distribuzione dei compiti domestici, insistendo sulla chiara intenzione
consumistica che perseguono le aziende del settore dei giocattoli. Di qui la convinzione
che sia necessario un codice etico e un’educazione ai valori, che mettano in
evidenza i diritti umani e portino alla parità valorizzando la differenza.

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